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Intervista a Enzo Osella: "I miei primi quarant'anni"
Abbiamo incontrato Enzo Osella, costruttore storico dei prototipi da corsa che portano il suo nome. Ha parlato con noi con la consueta cordialità e disponibilità all’Autodromo “Marco Simoncelli” di Misano Adriatico. Osella ha parlato dei suoi inizi, dei suoi progressi e delle sue esperienze, ma anche del momento difficile e delle sue delusioni. Il “maestro” all’invito alla chiacchierata su una poltrona di un ufficio con aria condizionata, ha preferito rimanere a parlare ai box, accanto alla sua ultima nata la Osella PA 21/P EVO Honda, ennesima macchina che ha esordito con successo e lo ha fatto proprio in Romagna, pilotata da Fabio Francia.
Quando ha iniziato a costruire vetture da corsa, quando e perchè ha deciso di farlo?
Agli inizi negli anni ’60 ho avuto la fortuna di andare a lavorare in Abarth all’età di 18 anni , ho imparato molto nei due anni che vi ho lavorato. Ho imparato con i vari reparti, telaisti, motoristi, reparto competizioni e lì è venuto fuori l’entusiasmo. Sia con le vetture stradali che da corsa. L’Abarth mi ha dato la concessionaria per le vetture da corsa, quindi, mi sono trovato nel giro. La mia prima vettura da corsa è stata l’Osella PA/1 nel 1973.
Quali esperienze della sua carriera ricorda con maggiore entusiasmo?
Agli inizi nel’72 con un’Abarth, perché la prima vettura era Abarth/Osella PA1, e con Arturo Merzario abbiamo vinto il Campionato Europeo, è stato uno stimolo fortissimo per continuare. Poi nel 1979 con Eddie Cheever, il papà di Eddie Junior attualmente primo nel tricolore F.3, abbiamo partecipato al campionato di Formula 2, abbiamo perso il titolo all’ultima gara, ma abbiamo acquisito molta esperienza tecnica che ha aumentato ulteriormente la voglia di fare e bene.
Cosa le ha lasciato l’esperienza in Formula 1?
Praticamente niente! Un’esperienza poco costruttiva per noi in un ambiente inaccessibile, recintato, che non ci consentiva di fare nemmeno quello che sapevamo fare, che forse era anche poco.
Quando lei decide di costruire una vettura, punta soltanto al top e dritto alla vittoria. La FA e la PA 21/S30 in salita, la PA21/P di cui proprio a Misano ha esordito l’ultima evoluzione, ne sono la prova. Quali sono gli elementi fondamentali per riuscire in questo?
E’ abbastanza difficile da spiegare, è il mercato che dirige verso determinate scelte e chiede vetture competitive. Posso contare su validi collaboratori come gli ingegneri che curano la parte tecnica e quella aerodinamica, molto conta l’esperienza accumulata che permette di avere dei dati certi, questa è la base di partenza.
Faggioli in salita, Francia in pista sono i suoi piloti di riferimento. Quali doti deve avere un pilota per andare d’accordo con lei?
Personalmente non faccio uso di acquisizione dati, per cui è fondamentale il feeling con il pilota. Questo feeling lo ho avuto in passato con Pasquale Irlando per la montagna, ce lo ho oggi con Simone Faggioli sempre in salita e lo ho sempre avuto con Fabio Francia in pista. Dobbiamo capirci al volo su cosa lui vuole comunicare e capire cosa bisogna fare sulla vettura, è importantissimo per ottimizzare la messa a punto della vettura.
Faggioli ha detto: “Quando scendo dalla macchina il maestro mi guarda e ci capiamo con lo sguardo”, come funziona?
E’ proprio il feeling con il pilota, capisco subito cosa vuole a seconda di ciò che mi dice. Non usando l’acquisizione dati, con altri piloti è un processo più complesso, perché prima bisogna interpretare cosa realmente intende il pilota quando riporta le sue sensazioni.
Per costruire una vettura sono necessari partner affidabili e di qualità, con che criterio sceglie i suoi?
Anche lì è importante il feeling, con tutti i nostri partner c’è un rapporto di collaborazione e fiducia che dura da moltissimi anni, ad esempio la nostra carrozzeria è di Biella e collaboriamo dai tempi della PA/1. I nostri partner primari sono artigiani come noi, poi vi sono dei marchi prestigiosi e confermata qualità specializzati in determinati particolari, molto importanti per la macchina.
Parliamo di gomme Avon in pista e Marangoni in salita: sono gli pneumatici con cui vincono le Osella, come si sviluppa una vettura sulla gomma e viceversa?
La gomma è un elemento fondamentale dell’automobile, si lavora per fare lavorare bene la gomma, tutta la macchina è settata sugli pneumatici. In pista nel campionato Prototipi siamo in regime di monogomma per cui non coi sono grandi cambiamenti da fare tra una vettura e l’altra. La Avon è molto seria e da molti anni assicura dei dati simili e molto affidabili su cui regolare la macchina. In salita la Marangoni ha fatto un lavoro splendido a livello di mescole e carcasse da adattare ai vari tipi di fondo stradale che si trovano nella salite, molto diversi tra loro e non sempre con un grip ideale. C’è un’ottima intesa e la collaborazione continua.
C’è un pubblico di riferimento per Osella, un pubblico di team o di piloti con cui lei si confronta soprattutto a livello economico e commerciale?
Soprattutto in montagna, in pista la situazione è complessa. In salita c’è maggiore vitalità ed in particolare all’estero, dove il mercato è certamente più vivace. In Italia la situazione attuale è estremamente critica, anche per noi è difficile pensare a nuovi investimenti perché rischiano di rimanere solo dei costi e non tornano più sotto altre forme.
Perché un team o un pilota sceglie le vetture Osella?
Credo che un motivo interessante sia il rapporto post vendita ed il supporto diretto che forniamo anche sui campi di gara per la messa a punto. Il pilota o il team non rimangono mai soli e questo fa la differenza.
Siamo partiti dal 1972: dopo 40 anni continua a mettersi in gioco, qual è il suo segreto?
Sono fatto così o mi dedico completamente o lascio perdere. Fino a oggi sono riuscito a fare qualcosa di competitivo grazie all’esperienza ed ai validi collaboratori, speriamo che duri ancora così perché c’è in giro molta concorrenza e la situazione è sempre più dura.

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